Ricerca lavorativa per le persone in difficoltà

Ricerca lavorativa per le persone in difficoltà

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Nel Novembre 2011 é stato pubblicato uno studio realizzato a livello dei paesi dell’Unione Europea per quanto riguarda l’analisi della situazione socio-economica delle persone che si confrontano con limitazioni di vario tipo nelle attività giornaliere a causa di problemi di salute. La ricerca misura anche il rischio di povertà in relazione alle iniziative politiche che promuovono gli standard di vita delle persone in situazione di disabilità.

La ricerca attesta che le persone con meno educazione sono più esposte alla disabilità rispetto alle persone che hanno frequentato almeno la scuola superiore. Nell’Unione Europea è più frequente parlare di rischio di povertà che di inserimento lavorativo delle persone con disabilità, nonostante i numerosi programmi dei servizi sociali finalizzati al miglioramento della qualità della vita delle persone disabili. Anche se le iniziative politiche proliferano, le opportunità per i disabili restano ristrette.

La percentuale di inserimento lavorativo delle persone in grado di lavorare, relativa al 2009 in Italia, era del 72,4% per gli uomini, mentre il 52,4% degli uomini con disabilità avevano un lavoro. Tra le donne lavora  il 48,7%, rispetto al 36,3% delle donne con disabilità occupate.

Le difficoltà negli spostamenti delle persone disabili rappresentano il maggiore impedimento alla ricerca di un posto di lavoro. In Italia, le persone che lavorano nonostante i limiti dettati dalla propria disabilità, a prescindere dal genere, sono in percentuale del 26% per quanto riguarda disabilità gravi e del 49,5% per le persone con limiti medio-lievi.

Rispetto agli altri paesi, l’Italia è comunque vicina la media europea.

Di seguito elenco le più interesanti riflessioni per quanto riguarda il lavoro per le persone in situazione di disabilità nell’Unione Europea:

  • le possibilità di trovare un lavoro sono maggiori se la persona in situazione di disabilità  nasconde la propria condizione;
  • il forte impatto negativo sull’occupazione  delle donne disabili in Belgio:Gli uomini di età compresa tra 45-54 anni hanno probabilità una probabilità di trovare lavoro dieci volte superiore rispetto alle donne con analoghe situazioni di disabilità;
  • gli uomini nel Regno Unito, con un livello di istruzione di scuola superiore, hanno meno probabilità di trovare un lavoro. In Germania, la stessa cosa succede tra gli uomini di èta compresa tra 55-64 anni;
  • Mediamente in Europa le donne tra i 45-54 anni che hanno una disabilità e un livello molto basso di istruzione hanno le maggiori difficoltà nel trovare lavoro, mentre nel Regno Unito l’intervallo è 25-44 anni;
  • In totale, l’impatto della disabilità sull’inserimento lavorativo e più altole donne che  per gli uomini in quasi tutti i paesi dell’Unione Europea;
  • in Romania, la percentuale delle persone con disabilità grave che lavorano è del 7,7% mentre è di circa cinque volte maggiore la percentuale di persone con una disabilità di grado medio – lieve occuppata;
  • i Paesi con le maggiori percentuali di ’inserimento lavorativo per le persone con  disabilità sono: Finlandia, Olanda, Danimarca e Slovacchia, con circa il 25%, mentre i Paesi con la percentuale più bassa di inserimento lavorativo sono Malta e Grecia (7%);
  • l’Estonia é l’unico paese che ha una percentuale maggiore di inserimento lavorativo delle donne disabili.

            Nonostante la loro disabilità, le persone con limitazioni funzionali sono capaci di essere integrate nel campo lavorativo, a patto che vengano rimossi tutti gli ostacoli che limitano sia l’accesso alle opportunità di lavoro sia alla possibilità di poter svolgere un lavoro. Quindi il tema diventa, a prescindere dal livello di disabilità grave o lieve, la creazione di ambienti idonei, privi di ogni barriera.

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